Descrizione Progetto

2° Premio a «Funerale Turchese» di Vera Lucia COVOLAN di Pisa

(Portfolio composto da 13 immagini a Colori realizzate fra il 2018 e il 2022)

con la seguente motivazione:

«Togliendo l’oggettività derivante dall’argomento trattato, l’Autrice ha proposto immagini di straordinaria potenza evocativa e di grande magnetismo. Il Turchese rappresenta il passaggio rituale e diventa cifra espressiva dell’intero lavoro.»

FUNERALE TURCHESE

di Vera Lucia COVOLAN

Era l’anno 2018. Doveva essere un anno bellissimo, con tanti viaggi programmati all’estero. Invece, sono inciampata in un sasso che ha deviato il mio viaggio. Ho conosciuto LNH (Linfoma non Hogkin). Lui mi ha portato  a visitare me stessa.
In previsione della chemioterapia che avrei dovuto affrontare, i medici mi hanno consigliata di tagliarmi i capelli, perché li avrei persi. Ho accolto il loro consiglio e, in seguito al primo taglio che ho subito al collo, sono andata a fare il taglio che mi ha colpito nell’anima. Tagliare i miei lunghi capelli e poco dopo perderli, non era una questione di vanità. Loro erano parte importante dell’identità della mia vita intera.
Vedendomi con i capelli corti non mi riconoscevo. Non mi sentivo me stessa. Sembravo essere più di una. C’ero io, ma c’era quella di prima, e quell’altra chi era?E così la chemio è cominciata. Ho avuto pochi giorni per abituarmi a quell’altra, e subito dopo, un’altra ancora mi si sarebbe presentata. Allora, ironizzando ho pensato: con quale vestito andrò al funerale dei miei capelli? E ho voluto farli azzurri. Turchese!
In un giorno ho comprato il colore. Nel giorno dopo, mi sono accorta che i miei capelli erano morti. Appena li toccavo, si staccavano, cadevano. Ho avuto poche ore per realizzare la mia fantasia dei capelli turchesi e fare gli ultimi scatti. Ecco come sono andata al funerale dei miei capelli: completamente esposta, svestita di me stessa, dell’identità di tutta la mia vita. Scatto fatto, sono andata dal mio parrucchiere: “Sono pronta, puoi rasarmi la testa.” Ho raccolto in una scatolina quello che era rimasto dell’identità di una Vera di prima e ho accolto con un sorriso quella nuova arrivata.
Tramite un linguaggio fotografico espressivo e interventi materiali realizzati sulle stampe fotografiche, ho dato un nuovo significato alle fotografie che mi ero fatta nel 2018, durante i trattamenti medici, convinta che non bisogna mai
identificarsi con le nostre malattie. E tramite dei processi tangibili, ora riesco a comunicare il mio sentimento, le mie sensazioni. Rifaccio le fotografie e così vivo le mie metafore personali e do vita nuova alla mia fotografia.
VERA LUCIA COVOLAN